Monitoraggio "tegnue"

Contiene i rapporti relativi al monitoraggio degli effetti della costruzione del MOSE sulla comunità bentonica che colonizza i substrati rocciosi presenti nella fascia costiera prossima alle bocche di porto, anni 2005-2008.

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Additional Info

Field Value
Author Luca Mizzan
Maintainer Caterina Dabala'
Last Updated February 1, 2017, 13:58 (Europe/Rome)
Created January 27, 2017, 09:30 (Europe/Rome)
Purpose Nel bacino Adriatico settentrionale, tra Grado e il delta del fiume Po, su un fondale composto da depositi incoerenti, sabbiosi, limosi e argillosi, sono occasionalmente presenti substrati rocciosi e biocostruiti che assumono forme e morfologie molto variabili. Questi substrati, noti come “tegnùe” lungo le coste venete, sono distribuiti in modo discontinuo nell’area occidentale del Golfo di Venezia, a profondità comprese fra 8 e 40 m. Le dimensioni di questi affioramenti sono molto diverse, possono essere simili a grossi sassi o estendersi per diverse migliaia di metri quadri. Si elevano dal fondale incoerente per pochi decimetri, nelle formazioni con morfologia tabulare definite “lastrure”, ma possono svilupparsi in altezza per 3-4 m. La presenza di tali formazioni rocciose in acque non eccessivamente profonde favorisce l’aumento della biomassa e della biodiversità. Su questi substrati si insediano, infatti, organismi sessili che non potrebbero aderire al fondale incoerente circostante e trovano riparo e protezione diverse specie di pesci e crostacei. La presenza di un gradiente verticale, offerto dall’elevazione delle strutture dal fondale, e la disponibilità di materiale organico in sospensione o già sedimentato, fa si che le tegnue siano “oasi” di abbondanza e biodiversità. Nonostante la loro presenza sia nota da alcuni secoli, una conoscenza più approfondita di questi affioramenti e della loro localizzazione risale agli anni 60 ed è associata all’avvento di nuove tecnologie di rilevamento geofisico e, più recentemente, alla georeferenziazione. L’origine di queste formazioni rocciose, ancora oggi discussa e in corso di studio, non è probabilmente univoca bensì riconducibile a diversi processi genetici, da quelli tipici della formazione delle beachrock a quelli connessi alla fuoriuscita di fluidi dal sottosuolo. Organismi costruttori, come le alghe coralline e le macroalghe, ne favoriscono il successivo accrescimento. La necessità di valutare gli effetti dei cantieri su questi ambienti deriva dalle considerazioni contenute nello Studio di Impatto Ambientale (SIA) e dalla valutazione dei risultati dei modelli idrodinamici di dispersione dei sedimenti in mare che individuano nella fase operativa dei cantieri possibili incrementi della torbidità dell’acqua e dei tassi di sedimentazione. Gli organismi che colonizzano le tegnùe potrebbero risentire della riduzione di luce, come nel caso delle macroalghe, o, per la componente animale, potrebbero vedere ostacolati la filtrazione, la crescita, il reclutamento o il normale svolgimento dei processi metabolici. Gli effetti di questi fenomeni potrebbero, pertanto, determinare variazioni nella struttura e nella composizione delle comunità portando ad una riduzione della biodiversità o alla dominanza di specie opportunistiche. Lo scopo del monitoraggio è stato, quindi, quello di verificare i possibili effetti dei cantieri sugli affioramenti ed eventualmente apportare, in fase d’opera, opportune misure correttive e mitigative.